Calcio italiano in lutto è morto Carlo Mazzone | Allenatore da record, un grande simbolo per tutti

Il calcio italiano è in lutto per la morte di Carlo Mazzone. L’allenatore amatissimo, dentro e fuori il campo aveva 86 anni, si è spento ad Ascoli Piceno.

L’ex calciatore e poi allenatore era nato il 19 marzo 1937 a Roma. Proprio come allenatore, però, è rimasto e rimarrà nei cuori di tutti. Tanti i professionisti che lo ricordano con affetto.

La morte di Carlo Mazzone
Carlo Mazzone l’allenatore più longevo della serie A, 40 anni di panchine

Una vita in campo proprio come il titolo del suo libro. Una carriera durata 40 anni sulle panchine della serie A. L’allenatore più longevo di sempre per panchine collezionate.

Carlo Mazzone simbolo del calcio italiano

Sor Carletto, Carlo Mazzone, detiene il record di panchine in serie A. Sono state 792 le volte in cui ha diretto una squadra seduto dalla sua panchina, o meglio come spesso accadeva da bordo campo, urlando e dando indicazioni. Si perché Carletto Mazzone era un allenatore, un uomo d’altri tempi, uno che conosceva bene il calcio e sapeva interpretarlo con passione e devozione.

Non un freddo cinico allenatore, chiuso dietro i suoi schemi ma un uomo nel vero senso della parola. Un uomo con le sue passioni, la sua forza e le sue debolezze. Mazzone lo ricordiamo tutti con affetto. Tantissimi gli addetti ai lavori che lo ricordano, tantissimi i calciatori affezionati ancora oggi a lui, tantissimi soprattutto i tifosi che lo rimpiangono. Carletto Mazzone è stato in grado di rappresentare il calcio nelle sue accezioni migliori, quelle che lo hanno portato ad essere lo sport più amato al mondo.

Nato sia come calciatore che allenatore ad Ascoli, dove dal 2019 la Tribuna Est dello stadio è intitolata a lui,  ha dedicato tutta la sua vita al calcio. “Panchina d’oro alla carriera” nel 2002 tra le squadre allenate da lui spiccano: Ascoli, Fiorentina, Catanzaro, Bologna, Lecce, Pescara, Cagliari, Napoli, Perugia, Brescia, Livorno e poi la Roma.

La Roma di cui era un grandissimo tifoso ed allenarla fu per lui un sogno realizzato. Proprio a Roma Carletto lanciò in maniera definitiva un campione come Francesco Totti. Un ragazzino all’epoca Totti che poteva diventare un campione come poteva perdersi per strada tra polemiche ed attacchi, il calcio si sa è spietato da questo punto di vista.

L’Allenatore, l’uomo che non dimenticheremo mai

Fu proprio Mazzone a prenderlo sotto la sua ala protettiva a guidarlo in campo e fuori. Proprio in una conferenza stampa di Totti ci fu bisogno dell’intervento del suo allenatore, del suo tutore che fece irruzione pronunciando la celebre frase “a rigazzì vatte a fa la doccia”.

Carlo Mazzone incontenibile
Mazzone esplode al gol del pareggio finale nel derby Brescia Atalanta

Mazzone era questo, non le mandava a dire, parlava il linguaggio del popolo, si comportava come un tifoso ed era capace di infiammare i cuori. In campo, forse, il “sor magara” (soprannome che gli era stato affibbiato) non avrà vinto quanto suoi altri colleghi ma è nella vita che Carlo Mazzone ha vinto più di tutti. Dopo aver lanciato Totti facendone di lui il campione che poi è diventato, Carletto fu capace di dare una seconda vita a Roberto Baggio, allenandolo al Brescia al tramonto della sua carriera, fece in modo che il divin codino finisse la sua carriera in maniera strepitosa.

Per capire la grandezza e quanto fosse amato questo uomo basti pensare che proprio Roberto Baggio nel suo contratto fece inserire una clausola che prevedeva l’interruzione dell’accordo con i lombardi qualora il tecnico romano fosse stato esonerato.

Mazzone, insomma, era l’uomo, il padre e l’amico con il quale potevi parlare di calcio, vivere il calcio ed amarlo con una passione che solo i tifosi possono capire. Mazzone sarà sempre l’uomo che, bersagliato ed offeso dalla tifoseria avversaria, una delle più dure d’Italia, al gol del pareggio (3 a 3 siglato proprio da Roberto Baggio in Atalanta Brescia) scatena tutta la sua passione ed incontenibile si fa tutto il campo di corsa per andare sotto la curva avversaria. Le offese rivolte, in particolare, come spiegò dopo, alla madre avevano fatto emergere, come sempre del resto, l’uomo.