Gli italiani e le lingue straniere | Ecco com’è il nostro inglese. Pazzesco

Quanti sono gli italiani che sanno parlare l’inglese in maniera fluente? Pochi, ma sono molti, invece, quelli che lo parlano adattandolo all’italiano.

Gli inglesi, dal canto loro, riescono immediatamente a capire che noi non lo parliamo ma che adattiamo il “nostro inglese farlocco”. E a capirlo è stato anche il Financial Times.

Gli italiani sanno parlare le lingue straniere? Ecco l’analisi del nostro inglese
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Ci sono alcune parole, infatti, che noi abbiamo creato e che i madrelingua proprio non riescono a capire.

Inglese…o italiano?

Parli inglese? Buon per te…ma sai che ci sono alcuni termini che, in realtà, non sono per niente inglesi e che abbiamo creato noi per “adattare” alcune parole? Noi italiani lo sappiamo benissimo. Il fatto è che se ne stanno accorgendo sia gli inglesi quanto anche gli statunitensi. E se ne è accorto persino il quotidiano “Financial Times”, tanto che lo ha segnalato in un suo articolo.

Parole che sembrano inglesi nel nostro uso comune ma che, in realtà, di inglese hanno poco o nulla. E sono stati propri i madrelingua inglesi a farci capire che il nostro (in alcuni termini) è un vero e proprio “inglese farlocco”. Parole in inglese che, però, fuori dall’Italia, nessuno comprende o capisce perché, in realtà, di inglese hanno poco o nulla.

La giornalista incaricata ha, infatti, osservato, ad esempio, che ci sono alcune parole che noi italiani abbiamo adattato all’inglese, come ad esempio “self – bar” che, per noi, è il distributore automatico di bevande e snack, ma che in inglese non esiste per nulla. O ancora, le parole “pullman” e “autostop” (che noi usiamo sempre), per gli inglesi, invece, sono “intercity bus” e “hitchhiking”.

Gli italiani sanno parlare le lingue straniere? Ecco l’analisi del nostro inglese
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Il nostro “inglese farlocco”

Si tratta di termini composti dall’unione di parole inglesi esistenti, oppure di parole usate comunemente in inglese che in italiano hanno assunto significati completamente diversi, che vengono definiti pseudoanglicismi” – afferma la giornalista Amy Kazmin proprio su di un articolo pubblicato dal Financial Times.

Parole nuove come “Smart working”, entrato così in voga durante il periodo della pandemia, in realtà in inglese è “remote work”. Anche i beauty case, i bloc notes, le baby gang e i telefilm sono chiamati diversamente nei paesi anglofoni, nonostante qui abbiano nomi inglesi. In pratica, gli inglesi hanno definito il nostro inglese come “farlocco” e, in certi casi, anche scorretto nel suo uso.

È come se avessimo tentato di far diventare inglesi parole che, forse, di inglese hanno ben poco…ma che, alla fine, sono entrate tranquillamente nel linguaggio e nell’uso comune. Come il famoso “Prisencolinensinainciusol” di Adriano Celentano nel 1972.

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