Il caso Cèline, un gigante dai piedi d’argilla

Louis-Férdinand Destouches (il vero cognome di Céline) non cessa di dar scandalo ancora oggi, a più di 60 anni dalla sua morte.

La sua eredità, soprattutto materiale, viene rivendicata con forza dai suoi discendenti.

Scrittore controverso

Guillaume Grenet è il pronipote del grande e controverso scrittore francese: sono decenni che cura il patrimonio librario del Nostro, facendosi portavoce di una parte della famiglia; proprio in questi mesi sono stati pubblicati alcuni inediti provenienti dalle oltre seimila pagine manoscritte (trafugate nel ’44) e recuperate soltanto nel 2021. Una certa “Céline-mania” che ad un’altra parte della famiglia non è piaciuta affatto, sia per tempi che per modalità: questo soprattutto per evitare che in Francia vengano editati i discussi saggi (altamente provocatori) tacciati di antisemitismo.

Ergo, Grenet ha deciso di ricorrere ai giudici per tutelare la memoria di un mostro sacro della letteratura, seppur in chiaroscuro, con molte luci ed altrettante ombre (soprattutto come uomo, dato il suo appoggio morale al nazi-fascismo).

Causa in corso

“Oggi si svegliano, ma le loro pretese non valgono nulla, neanche un centesimo”: questa la replica dell’avvocato François Gibault, uno dei due “eredi” citati in tribunale, nonchè esecutore testamentario per volontà dell’ultima moglie dello scrittore. Il legale, noto alle cronache per aver avuto tra i suoi clienti i dittatori Muammar Gheddafi e Bedel Bokassa, ha potuto  metter le mani sul patrimonio librario grazie all’amicizia che lo legava a Lucette, terza moglie di Céline, morta ultracentenaria nel 2019.

L’unica figlia del romanziere, Colette Destouches (nata dall’unione con Edith Follet, nonna di Guillaume Grenet), non volle subentrare nell’eredità paterna, forse per assicurare un futuro all’ultima moglie Lucette, oppure per evitare di accollarsi i numerosi debiti che Céline accumulò nell’ultima parte della sua vita, dopo la “scomunica” per indegnità nazionale, accusato per le sue posizioni radicali ed antisemite, come collaborazionista del governo filo-nazista.

Céline visto da Tullio Pericoli – Photo web source

Due euro a copia

Il team di avvocati ingaggiati da Grenet chiede che sia riconosciuto ai clienti l’unico diritto morale a divulgare gli scritti del romanziere di “Morte a credito” e “Viaggio al termine della notte”:  la domanda giudiziale si baserà sulla disamina della scelta della figlia Colette, per comprendere se la rinuncia ereditaria fosse consapevole ovvero inficiata da artifizi o raggiri. Tra le varie richieste, anche quella di prevedere il versamento di 2 euro per ogni copia stampata degli inediti come forma di risarcimento: il nodo rimane comunque la paventata pubblicazione di tutti gli scritti antisemiti di Céline.

“Siamo stati ignorati, disprezzati, ma quello che vogliamo evitare è questo programma editoriale a tappe forzate, con la possibilità di pubblicazione dei pamphlet”, ha detto Grenet, preoccupato anche degli effetti che il futuro adattamento filmico (ora in cantiere) del “Viaggio” possa produrre alla memoria di questo gigante della letteratura: colosso dai piedi d’argilla, segnato come è dall’ombra del nazismo in chiave antisemita.