Disturbi mentali e stress: come stiamo veramente? La sorprendente risposta nei dati OMS

La salute mentale è un aspetto fondamentale per valutare lo stato di benessere psicofisico di un individuo.

Disturbi mentali 1

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (O.M.S.) la definisce come lo “stato in cui le persone affrontano lo stress della vita, possono realizzare il loro potenziale, possono funzionare in modo produttivo”, contribuendo pertanto allo sviluppo delle loro comunità.

Sfida mentale

Oggigiorno parlare di salute mentale significa accettare una sfida, di quelle vere: per l’Unione Europea i disturbi dell’equilibrio psichico ed umorale sono un serio problema, in crescita, quindi da affrontare in prospettiva. I numeri del resto parlano chiaro: i problemi mentali nell’UE riguardano almeno 84 milioni di persone, 1 individuo su 6; con l’emergenza pandemica da Covid i numeri sono indi peggiorati ancora.

Parliamo di stress psicogeno, di ansia e depressione, disturbi dell’umore, esaurimento nervoso ed attacchi di panico: fenomeni che, in termini economici, contano sempre più, fino al 4% del prodotto interno lordo (Pil) dell’Unione Europea (cioè oltre 600 miliardi di euro all’anno), secondo uno studio de servizi del Parlamento Europeo. Seicento miliardi di  costi diretti, cui si devono aggiungere le percentuali di riduzione della produttività, mentre i costi sanitari lievitano assieme a quelli previdenziali.

Disparità di trattamento

I disturbi mentali non sono trattati tutti allo stesso modo: ad esempio, il numero dei posti letto a disposizione per curare tali problemi oscilla da paese a paese. Ad esempio, in Belgio ogni 100mila abitanti, si contano 73 posti letto in strutture adibite alla cura mentale; in Italia appena 8 (ed il Belgio conta un quinto popolazione dell’Italia, 11,6 milioni contro i 58,9 milioni dello Stivale).

Il Parlamento  Europeo sottolinea non solo la necessità di una riforma della sanità, ma anche di un cambiamento radicale del mercato del lavoro, dato che la salute mentale è strettamente correlata (anche) alle condizioni di lavoro delle persone: è difatti comprovato come il lavoro precario aumenti le possibilità di deterioramento della sfera psicofisica del lavoratore.

Povertà lavorativa

Secondo gli ultimi dati disponibili, si registrano più di 2,5 milioni di lavoratori (tra i 18 ed i 65 anni) che pur avendo un lavoro, sono retribuiti in poco, al di sotto della soglia minima di mantenimento:  si parla di “povertà lavorativa”, vale a dire lavorare per guadagnare poco e male. Invero, la situazione non è migliore neppure per chi ha una situazione più stabile: attualmente, oltre la metà dei lavoratori europei teme che la diffusione dei dati inerenti alle condizioni mentali, possa impattare negativamente sulle progressioni di carriera.

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Dati sconfortanti, che devono far riflettere su quanta importanza abbiano le condizioni di salute mentale sulla piena efficienza del mercato lavorativo, anche a livello internazionale.

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