Allarme reddito cittadinanza: la bomba è pronta ad esplodere

Una bomba sociale pronta ad esplodere: la revoca del reddito di cittadinanza da parte del Governo provocherà un effetto-valanga sull’intero Paese.

reddito cittadinanza
Photo web source by La Presse

Dopo la pausa estiva si annuncia un autunno rovente per cittadini ed istituzioni: Sud Italia a rischio paralisi, tra proteste, cortei ed ordine pubblico in bilico.

Miccia accesa

“Mi sento inutile”. Maria (nome di fantasia) ha quasi 60 anni, è sola, niente minorenni, nè disabili a carico: per il Governo targato Meloni è dunque “occupabile” a pieno titolo, senza limitazione alcuna. La nostra Maria è una dei milioni di percettori di reddito di cittadinanza nel Sud della Penisola (1,7 milioni, il dato a gennaio 2023): ha da pochi giorni ricevuto un “messaggino” dall’INPS che la informa della sospensione del reddito sociale, e questo prima che sia stata predisposta la misura tampone dei 350 euro mensili per chi aderisce ai piano di formazione-lavoro individuale. Per questo motivo ha deciso di scendere in piazza, protestando con vigore contro l’inopinata revoca del sussidio.

“Mi candido, vado sulle piattaforme in cerca di lavoro, ma niente”. Troppo alta la sua età lavorativa, Maria non rientra nei piani assunzione delle aziende: da ultimo è stata scartata da una ditta che si occupa di pulizie; poi è stata la volta di un condominio che cercava un portiere e custode: età massima 35 anni. Insomma, niente da fare (almeno per ora).

Lavoratori o peso sociale?

Maria, come tutti noi, deve affrontare delle spese fisse per vivere: paga circa 100 euro al mese per una stanza in un appartamento condivisione: ed è stata fortunata a trovarla, data la massiccia gentrificazione in atto nei centri urbani delle grandi e medie città, con gli immobili trasformati in B&B e strutture recettive. Ha una figlia, come molti, ma non vuole essere un peso: “I giovani hanno già le loro difficoltà, molti sono precari, con contratti a termine”: le vengono passati i buoni pasto, ma più di questo Maria non accetta.

“Potevo stare a casa sua, ma non ho voluto, perchè mia figlia deve ricordarmi sempre con il sorriso, mai come un peso“. L’impossibilità concreta di trovare un lavoro rischia di trasformare Maria (e tanti come lei) in un peso sociale, una zavorra umana: la dignità sociale delle persone non passa decisamente per un messaggino sullo smartphone, ca va sans dire.

Scusi, lavoro ce n’è?

Aleggia una domanda, seppur implicita: ma, tolto il reddito, come “camperanno” le persone, se non possono o riescono a trovare un lavoro? Luca Trapanese, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Napoli (area dove si concentra la maggior parte dei percettori di reddito del Sud, circa 21.500 persone) difatti si interroga: “Ma una persona che ha più di 50 anni, oggi veramente può trovare lavoro in Italia e con uno stipendio adeguato?”. Qualche esponente politico (ad esempio l’ex Presidente della Camera, Roberto Fico) azzarda un’analisi spicciola della situazione: “Sembrerebbe un attacco al Sud, ma soprattutto allo stato sociale di tutto il Paese”, chiedendosi se il Governo avrebbe accelerato così tanto i tempi, ove la maggioranza dei percettori fosse stata concentrata nel Nord del Paese.

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Proteste contro la revoca del reddito di cittadinanza – Photo web source

Quel che è certo, lasciate da parte le differenze campanilistiche tra Nord e Sud Italia, è che una situazione di disagio sociale così estesa può solo nuocere, e fortemente, alla coesione socio-economica dell’intero Sistema-Paese: un’ amara verità che nessun Governo potrà mai disconoscere.