Emergenza immigrazione: arriva la “Tassa di garanzia” | Ecco a cosa serve. Pazzesco

Pubblicato in Gazzetta il decreto integrativo del cosiddetto “pacchetto Cutro”, che introduce la possibilità per alcuni migranti sbarcati in Italia di versare una “garanzia finanziaria” allo Stato.

La somma permetterà di evitare di permanere nei centri di detenzione amministrativa, conservando de facto lo stato di libertà.

Immigrazione
Immigrazione nel Mediterraneo – photo web source

La nuova misura prevede che i migranti che provengono da paesi considerati sicuri (e che probabilmente non riceveranno la protezione internazionale richiesta), possano depositare una cauzione di circa 5mila euro, per evitare di attendere in detenzione (amministrativa)  l’esame della propria domanda di asilo.

Cosa dice il decreto

Il nuovo testo completa, come detto, il “decreto Cutro”, predisposto dopo i tristi fatti del febbraio scorso (il naufragio davanti alle coste calabresi di Cutro, con centinaia di persone affogate): uno dei punti principali del decreto, era la creazione di appositi centri per l’esame velocizzato delle domande di asilo dei migranti in fuga da paesi considerati comunque sicuri dal nostro Ministero dell’Interno (dove il Governo ritiene vengano rispettati l’ordinamento democratico e i diritti umani). Secondo il decreto Cutro, le persone che provengono da luoghi sicuri non devono seguire lo stesso iter di tutti gli altri, dato che la loro richiesta d’asilo potrebbe esser probabilmente respinta.

Una volta identificati, i migranti non devono essere inseriti nell’ordinario sistema di accoglienza, ma trasferiti in  appositi centri per “le procedure di frontiera” in stato di detenzione amministrativa (fino a 180 giorni di permanenza coatta, senza le garanzie giurisdizionali): rimarranno congelati lì in attesa della risposta alla domanda di protezione internazionale. Accolta la domanda, il migrante viene trasferito in un centro di accoglienza; ove respinta, si dà inizio alla procedura di espulsione e rimpatrio.

Fideiussione per migranti

Il Governo ha pensato bene di istituire una sorta di “garanzia fideiussoria” per favorire quei migranti che non volessero attendere in detenzione amministrativa i termini burocratici per ottemperare la loro pratica (visto che per decreto la tempistica procedurale può arrivare fino a 28 giorni). La cifra, secondo il Ministero, sarebbe idonea a coprire le spese di alloggio per circa un mese, più le spese di mantenimento e quelle di volo per il rimpatrio, in caso di esito negativo della richiesta.

Il migrante medio dovrà quindi dimostrare una discreta disponibilità economica sull’unghia: cosa poco fattibile, se si pensa che chi scappa solitamente non ha nulla con sè, nè consistenze bancarie alle spalle. Tradotto: i migranti dovranno dimostrare, attraverso questo deposito, di avere le possibilità economiche per mantenersi nell’attesa in Italia (e magri per rientrare in patria, subito dopo).

Ministro dell'Interno
Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi – photo web source

Polemiche a go go

Una misura così strutturata è stata ampiamente criticata, sia dall’opposizione politica che da alcuni giuristi: potrebbe essere teoricamente incostituzionale, dato che di fatto introdurrebbe (nel trattamento del migrante) una discriminazione economica palese. Di fatto poi, l’applicazione di una misura così congeniata, sarebbe di difficile realizzazione. Secondo il testo la cifra dovrà essere versata “in unica soluzione mediante fideiussione bancaria o polizza fideiussoria assicurativa ed è individuale e non può essere versata da terzi”. Anche la tempistica è ristretta: il migrante dovrà versare la garanzia prima che vengano completate le procedure di riconoscimento: in pratica, chi sbarcherà in Italia, dovrà avere con sè la fideiussione di 5mila euro: pura follia burocratica.

Senza contare che per presentarne una occorre che la persona abbia anche un documento d’identità con sè, cosa che non accade nella realtà migratoria: comunque sia, prestata in qualche modo la garanzia, questa sarebbe incamerata dallo Stato ove il migrante si allontanasse indebitamente dal centro di detenzione temporanea.                    Le critiche non hanno comunque fermato l’entrata in vigore del decreto, che per il Governo è un modo proficuo e utile (per di più a garanzia dei conti pubblici) di gestire l’eterna emergenza migratoria nel Mediterraneo.