L’Alzheimer ha i giorni contati? La nuova speranza nella terapia shock

Ancora qualche anno ed anche in Europa potremo avere a disposizione nuovi farmaci in grado di bloccare gli effetti neuro-degenerativi del morbo d’Alzheimer (per ora le nuove molecole sono distribuite solo negli U.S.A).

Cura contro Alzheimer – photo web source

Nuove sostanze dunque, che potranno rallentare il decorso infausto della malattia: anche in Italia, a fine ottobre, arriveranno i risultati del  “Progetto Interceptor”, il quale consentirà di intercettare i soggetti più e sposti, a rischio malattia, prima della comparsa dei sintomi.

Interceptor, il guerriero delle sinapsi

Il direttore del dipartimento di neuroscienze dell’I.r.c.s.s. del San Raffaele di Roma, Paolo Rossini, mentore del progetto Interceptor , sottolinea come  il nostro Paese diverrà probabilmente il primo ad avere uno strumento validato per identificare, nelle fasi iniziali, i soggetti ad alto rischio demenza, concentrando su questi tutti gli interventi terapeutici, riabilitativi, farmacologici disponibili, incluse le nuove terapie (rivoluzionarie).

Camillo Marra, responsabile della Clinica della Memoria presso il nosocomio del Gemelli di Roma, è fiducioso: “Tutti i soggetti arruolati lamentavano disturbi di memoria: dopo il periodo di osservazione, solo il 30% di loro ha sviluppato forme di demenza“. La diagnosi precoce, sottolinea ancora Marra, “consentirà anche di mettere in atto quelle misure fondamentali di prevenzione (contatto relazionale, esercizio fisico) che si sintetizzano poi nell’allenare le capacità cognitive, combattendo i fattori di rischio comuni anche per malattie cardiovascolari e respiratorie, quali  fumo, alcol, obesità, ipertensione e iperglicemia”.

La situazione attuale

Nel nostro Paese, al momento, non esistono farmaci miracolosi,  tali da eliminare i disturbi cognitivi associati alla progressione del morbo d’Alzheimer in modo definitivo: le terapie standard, già autorizzate e prescritte in Italia (purché assunte precocemente), consentono soltanto di migliorare i sintomi degenerativi, ma non incidono sul decorso finale della malattia. Risultato invece promesso dai nuovi potenti farmaci internazionali: il loro meccanismo d’azione prende di mira direttamente la famigerata amiloide, la proteina encefalica, la cui accumulazione è responsabile della formazione delle placche all’interno delle sinapsi (e dunque della distruzione neuronale).

Alzheimer
Farmaci contro Alzheimer – photo web source

Anziani e cervello

Secondo i dati (targati 2022) dell‘Istituto Superiore di Sanità (ISS), in Italia sono più di un milione le persone affette da disturbi di tipo cognitivo; tra queste, 600.000 sono i malati di Alzheimer, che risulta essere la causa più comune di demenza nella popolazione anziana dei Paesi sviluppati. Attualmente si stima ne sia colpita circa il 5% della popolazione ultra 65enne e circa il 20% degli ultra-85enni: l’alterazione progressiva della amiloide, porta alla formazione di una sostanza neurotossica,  la beta amiloide,  che si accumula lentamente nel cervello portando a morte neuronale le sue cellule.

Le nuove terapie promettono un arresto o comunque un forte rallentamento della malattia: in media parliamo di un 30% di casi positivi alla cura. Un bel passo in avanti nella ricerca, con miglioramento effettivo della qualità della vita delle persone, considerando anche il progressivo invecchiamento della popolazione del Belpaese.

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