Sanità italiana, la grande malata | Ecco cosa serve

Sanità: il nostro Sistema è gravemente malato. Da tempo registriamo una crisi di sostenibilità, con la situazione ulteriormente aggravata dalla pandemia.

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Spesa sanitaria, livelli essenziali di assistenza, attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): tutto è in estremo ritardo.

Sanità: la crisi di settore

Dopo la presentazione della nota di aggiornamento del D.e.f. dello scorso 27 settembre, risulta evidente il crollo del rapporto tra la spesa pubblica e P.i.l.: nel triennio 2024-2026 la spesa sanitaria aumenterà solo dell’1,1%. Il dato è un segno dei tempi, col chiaro “definanziamento” dei servizi essenziali e mancati investimenti in un settore nevralgico come la Sanità pubblica: il settore è ancor più indebolito dalla “fuga” dei medici dal pubblico e dalla demotivazione professionale dell’intero comparto sanitario. La crisi economica, l’inflazione, nonché l’espansione incontrollata della sanità privata, sono altri fattori aggravanti, che stanno portando il nostro S.S.N. sull’orlo del collasso.

Per continuare a garantire a tutte le persone il diritto costituzionale alla tutela della salute servono pertanto riforme coraggiose, ormai inderogabili: occorrerebbe di certo ridare centralità al sistema pubblico riconoscendone il valore sociale. Il S.S.N., basato su principi costituzionali fondamentali di universalità, uguaglianza ed equità, è forse il bene comune più prezioso: non un privilegio per pochi ma un diritto per tutti; investire risorse pubbliche nella sanità è un dovere inderogabile per ogni Governo.

Quale futuro per la Sanità?

Per rilanciare la sanità pubblica è fondamentale rinsaldare il patto sociale tra istituzioni e cittadini, riconoscendo la centralità del S.S.N., quale pilastro democratico,  conquista sociale irrinunciabile, nonchè una grande leva per lo sviluppo economico del Paese. Quel che preoccupa è il fabbisogno sanitario nazionale, che in tredici anni (dal 2010 al 2023), è aumentato complessivamente di 23,3 miliardi di euro: davanti a questa tendenza progressiva, risulta che tutti i Governi, per oltre vent’anni, hanno tagliato le risorse dedicate o non hanno investito in maniera adeguata ai bisogni. Se non verrà invertita questa preoccupante tendenza, non basterà investire qualche milione di euro per far respirare la nostra sanità: occorrerà un vero e proprio miracolo.

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I numeri in gioco

La spesa sanitaria totale nel 2022 è stata di circa 171.867 milioni di euro, di cui 130.364 milioni di spesa pubblica: il 21,4% è a carico delle famiglie (con una forma di partecipazione) e soltanto il 6,8% del PIL è destinato alla spesa pubblica (ben inferiore alla media OCSE e alla media europea).

Secondo i dati relativi al 2021, il problema non riguarda solo i medici che mancano, ma anche gli infermieri italiani che lavorano nelle strutture sanitarie del S.S.N. : il loro numero è ben al di sotto la media OCSE. (6,2 contro 9,9 per mille abitanti), risultano essere soltanto 298.597 ( per quanto riguarda i medici, il loro numero si aggira sulle 124.506 unità).