Orsi in letargo e lotta al diabete | Ecco lo studio che può rivoluzionare tutto. Incredibile

Gli studi sulla prevenzione del diabete sono sempre all’ordine del giorno. Alcuni scienziati, in particolare, stanno studiando il letargo degli orsi a tal proposito.

Proprio gli orsi e quanto succede durante il loro letargo potrebbe portare enormi novità per quanto riguarda la prevenzione del diabete nell’uomo.

prevenzione del diabete

Sono i ricercatori della Washington State University a portare avanti questo studio. Risultati rilevanti da questo punto di vista sono già stati pubblicati sulla rivista iScience.

Dal letargo degli orsi alla prevenzione del diabete

Mangiare migliaia di calorie al giorno, ingrassare a dismisura stando per mesi e mesi immobili sul divano, forse un sogno per molti, ma un comportamento che sicuramente porterebbe, l’essere umano, dinanzi a conseguenze gravissime ed irreversibili.

Eppure questo è il tipico comportamento degli orsi che, come tutti sappiamo, vanno in letargo per mesi e mesi senza subire alcun tipo di conseguenza dal punto di vista della salute.

Gli scienziati, in particolare, si sono interrogati sul come mai questa pratica non portasse gli orsi a sviluppare una malattia come il diabete. I ricercatori della Washington State University, quindi, hanno condotto un vero e proprio studio su questi animali, i Grizzly in particolare sono stati oggetto della supervisione, riuscendo a scoprire indizi genetici davvero rilevanti per quella che è la prevenzione al diabete.

Approfittando del letargo degli orsi, animali tanto paciocconi ma al tempo stesso pericolosi per la salute dell’uomo, i Grizzly in particolar modo possono essere molto violenti ed attaccare, gli scienziati hanno condotto una serie di studi.

Agli animali addormentati, infatti, somministrando acqua e miele, per osservare alcuni meccanismi impossibili da monitorare in natura. Gli animali oggetto di studio in cattività presso il WSU Bear Center, tutti di età compresa tra i cinque e i tredici anni, ai quali si prelevano alcuni campioni di sangue proprio per capire il meccanismo che permette a questi animali di mantenere questi comportamenti senza sviluppare il diabete.

Geni del diabete

Agli animali sono stati sottratti anche dei campioni di tessuto adiposo usati per coltivare cellule in laboratorio. Senza queste ultime, infatti, sarebbe stato impossibile per i ricercatori portare avanti alcuni studi che non possono essere svolti in natura.

Otto proteine per invertire la resistenza all’insulina

E’ stato Blair Perry, il coautore dello studio, a spiegare in cosa sia consistito questo studio e con quali metodi lo si è portato avanti. Con questi accorgienti, però, gli scineziati hanno fatto passi avanti nella conoscenza del diabete e su come poter intervenire dinanzi alla malattia.

Il diabete di tipo 2, in particolare, è quello che affligge l’umanità. L’ormone dell’insulina è quello che stabilizza i livelli di glucosio nel sangue quando, però, le quantità di zuccheri che entrano nel nostro copro sono talmente elevate, le celllule smettono di reagire con il passare del tempo divenendo così resistenti all’insulina. Gli alti tassi di zucchero nel sangue provocano così il diabete di tipo 2.

Per queste ragioni la malattia che affligge, solo in America, 37 milioni di persone ossia il 10% compare spesso in tarda età e può provocare danni gravi come ictus, cecità ed infarti che risultano spesso mortali.

Studiando gli orsi, sotto questo punto di vista, si è scopeto come questi riescano a mantenere sotto controllo la resistenza de proprio organismo all’insulina. Gli animali, infatti, riescono ad attivare o disattivare la produzione di questo ormone (presente in quasi tutti i mammiferi) a seconda della necessità.

I geni dell’esssere umano e quello degli orsi corrispondono per la maggior parte. Questa è una delle ragioni perchè si è scelto questo animale. Alla base di questo controllo dell’insulina, da parte del mammifero in letargo, ci sarebbero otto proteine il cui ruolo sarà fondamentale per giungere a risultati concreti anche sull’uomo.

Proprio Perry, del resto, afferma che capire in che modo manipolare queste proteine si possa riuscire da qui a breve ad invertire la resistenza ll’insulina e, quindi, a prevenire il diabete.