Jannik Sinner: il “favoloso perdente” di Torino ora fa tremare tutti

Sconfitto alle Finals di Torino, Sinner resta comunque il vincitore di questa edizione: scontrarsi contro il monumento Novak, batterlo all’andata e perdere al ritorno, non è da tutti.

Jannik Sinner
Jannik Sinner – Photo web source

E dunque…che impresa Jannik, il tuo ciuffo rosso ha brillato sotto la Mole, ma non è bastato. Eppure, che hai combinato.

Italia impazzita

Dal salumaio, dal barbiere, nei bar e nei salotti, tutti a parlare di palline gialle, dritti, rovesci e fondo linea: un intero Paese impazzito, uno story telling tutto invertito, l’amato calcio in sottofondo, il tennis sugli scudi. Sinner “caso nazionale”, con titoli a colonne erculee vergate in oro: Jannick il (quasi) invincibile, un mix tra Alby Tomba e Valentino Rossi, volendo una Pellegrini rossa, un italiano vero, con accento austriaco a far da contorno.

Questo almeno fino a quando l’altoatesino non si è andato a schiantare contro il muro serbo, l’alieno Djokovic: da domenica sei tornato un perdente tedesco che, alla resa dei conti, quando davvero conta, si squaglia come neve, al sole della SuperNovaK. Un perdente di successo, una nemesi votata all’insuccesso. Nonostante sirene giornalistiche sparate a volume altissimo, e 60 milioni di italiani segregati in casa a tifare indemoniati, Jannick non ha compiuto il miracolo, il serbo nemico ha prevalso alfine.

L’ultimo step

E’ mancato l’ultimo gradino, quello del podio, il tripudio, ma il tempo è dalla sua parte. La capitale sabauda come Rio De Janeiro, vuvuzelas ed infradito, tutti a fare ping pong incollati alla pallina: pazienza, amen sarà per la prossima, grazie lo stesso Jannick, il Dio del Tennis ti affranca e benedice. E Novak?

Il Serbo Invincibile inanella l’ottava stagione da numero 1, conquista il settimo sigillo alle ATP Finals, stacca Federer e chiude un’annata con tre Slam e una finale: non male, considerando che ha stroncato avversari di almeno quindici anni più giovani, travolgendo il circo mediatico con il suo barnum da supereroe. 

A trentasei anni e mezzo, Djokovic ha vinto tutto, non ha più avversari: potrebbe anche fare il Primo Ministro in patria, dedicarsi a salvare il mondo, alla dieta vegana, alla New-age astrale, e invece; invece ce lo ritroveremo in Coppa Davis per rovinarci un altro fine settimana. E poi? Australia. E poi Parigi. E poi, e poi…

Sinner
Djokovic e Sinner -alle Finals ATP di Torino – Photo web by REUTERS

Il podio può attendere

Scerzi a parte, Sinner è cresciuto tantissimo in questo ultimo anno: ha limato le imperfezioni, aumentato i suoi ritmi, messo su anche un che di muscolare nei servizi; non è bastato, non può bastare contro l’Alieno. Novak è ancora fuori portata, i radar dell’altoatesino non possono intercettarlo, almeno non ancora: non ti arrendere Jannick, la favola avrà comunque un lieto fine, verrà il tempo dei frutti maturi; se non altro, l’età è tutta dalla tua, e il Nuovo”, da sempre, prima o poi rimpiazza il “Vecchio”. Del resto anche gli alieni invecchiano, no?

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