Racket dei funerali: mazzette e corruzione, 37 a processo

Un autentico racket dei funerali scoperto e sgominato dalla Procura di Ravenna. Associazione a delinquere, mazzette e corruzione negli obitori.

Saranno 37 a finire a processo e, presumibilmente, dietro le sbarre, i capi d’accusa, del resto, sono pesanti, si tratta di un autentico sodalizio per lucrare illegalmente.

racket dei funerali
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Un’associazione a delinquere messa su negli obitori, un giro di affari, un business illegale senza nessuno scrupolo per situazioni che avrebbero richiesto almeno un pò di pietà.

Racket dei funerali: corruzione e malaffare, sgominata la banda

Le indagini hanno fatto emergere quanto di marcio avveniva tra gli addetti alle camere mortuarie ed i responsabili di varie agenzie funebri. Un business vero e proprio sulla disperazione di persone già colpite da un immenso dolore.

Un sodalizio, si legge dalle indagini, un patto di ferro per intascare quanti più soldi è possibile, un’associazione che reggeva su un giro di affari illegali, dove chi non ne faceva parte veniva osteggiato escluso e messo in condizione di non poter operare.

La Procura di Ravenna, con questi capi di accusa davvero pesanti, ha chiesto il processo per 37 persone. Tutti, tra addetti di camere mortuarie dell’Ausl e responsabili di ditte funebri, coinvolti in questo scandalo, questo racket dei funerali.

37 persone a processo accusate di associazione a delinquere

Tra Faenza e Lugo alcuni addetti degli obitori dell’Ausl favorivano ditte funebri in cambio di soldi. Erano loro a decidere chi doveva entrare o meno ad accaparrarsi il funerale di turno. A far emergere questo marcio: una ditta “pulita” non entrata in questo giro di affari che ha denunciato i fatti.

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Su questo la Procura di Ravenna ha aperto una indagine, raccolto elementi, fatto ipotesi e supportato tesi. Alla fine sono 37 le persone coinvolte che dovranno rispondere davanti al Giudice.

Mazzette in cambio di trattamenti di favore, di corsie privilegiate nei confronti delle ditte colluse, ostruzione e boicottaggio per chi non rientrava nell’associazione a delinquere. Si decideva chi doveva lavorare e chi no, il tutto per soldi.

Le ditte funebri cacciavano le mazzette, gli addetti dell’obitorio le intascavano. Una di quelle scene che sembrano uscite dalle serie tv, quelle sul mondo del crimine, quelle nelle quali si denunciano malaffare e corruzione.

In questi caso, però, il tutto avveniva a telecamere spente, fuori da occhi indiscreti, non una serie tv ma scene di vita vera. Miserie umane di chi, pur di intascarsi qualche soldo in più, si macchia di crimini indicibili. I capi d’accusa, del resto, nei loro confronti parlano chiaro.