Ristoratori: il lavoro c’è ma nessuno lo vuole

Il tema del lavoro è come sempre un tema scottante. Ancora di più lo è oggi dove spesso si parla di lavoro rifiutato. E’, soprattutto, nel settore del turismo: alberghi, ristoranti, locali in generale che si lamenta la mancanza di personale.

Sarebbe facile parlare di lavori sottopagati o “schiavizzati” ma il problema è reale e, spesso, ad essere rifiutati sono anche lavori con condizioni accettabili dal punto di vista economico e personale.

Lavoro rifiutato: cameriere
camerieri di sala

Con l’avvicinarsi della stagione estiva, quindi della stagione turistica, ricomincia quella che, potremmo definire, una vera e propria diatriba tra i datori di lavoro del settore turistico ed i giovani potenziali dipendenti.

Sono loro i protagonisti, i giovani, quelli che, in maniera quasi naturale, andavano ad occupare queste professioni, forse, proprio per il loro carattere stagionale o perché in alcuni casi si tratta di lavori nei quali c’è bisogno di poca esperienza: servire ai tavoli ad esempio.

L’appello dei ristoratori e il lavoro rifiutato

Oggi, però, qualcosa è cambiato e gli imprenditori del settore turistico sono, spesso, purtroppo, costretti a dei veri e propri appelli per tentare di far fronte alla loro carenza di personale. Naturalmente è d’obbligo specificare che non parliamo di lavori sottopagati e di precettori di reddito di cittadinanza che, giustamente, rifiutano questo sfruttamento. Ciò che vorremmo approfondire in questo articolo è un tema più serio e preoccupante. Ad essere rifiutati oggi sono lavori, a detta degli imprenditori, pagati il giusto con orari di lavoro decenti e giorni di pausa e a rifiutare questi lavori sarebbero giovani che vivono ancora con le proprie famiglie che si accontenterebbero del poco che gli passano i genitori.

Stavolta ad essere costretto ad un appello social è il Giubagiò di Fondamente Nove a Venezia. Un video distribuito sui social dove a metterci la faccia è Daniele Zennarochef del Giubagiò. Si ricercano due chef che abbiano voglia di inserirsi in un contesto giovane e dinamico.

Cameriere

E’ il titolare del ristorante, Giulio Antonello, a specificare le condizioni lavorative. L’imprenditore sottolinea che si tratta di stipendi che sono in linea con il mercato e che il lavoro riguarderà 5 giorni su 7. Secondo Antonello il problema, oggi, è educativo. Dovrebbero essere i genitori a spronare i figli ad alzarsi dalla poltrona o a farsi l’esperienza e formarsi con della gavetta.

Il problema oggi sembrerebbe, infatti, essere di carattere generazionale e culturale. Giorgia Codato titolare della Horteria di Mirano è laureata in psicologia e da una chiave di lettura e spunti di riflessione diversi. Anche il suo locale è alla ricerca di personale sia in cucina che in sala. Per Giorgia: “Il passato ha rovinato le figure professionali” la paga, infatti, secondo l’imprenditrice non è alta quanto dovrebbe e la tassazione non è adeguata.

A mancare, oggi, però, sarebbe proprio la passione. La passione nel voler apprendere e portare avanti una professione. Gli stessi social e media, secondo alcuni imprenditori, riportano messaggi non rispondenti alla realtà e, spesso, chi inizia l’alberghiero non ha consapevolezza che il lavoro del cuoco, ad esempio, è un lavoro duro e, spesso, anche stressante. Oppure con tutte le trasmissioni che osannano gli chef oggi, difficilmente, si trova chi vuole fare il lavoro di sala.

 

 

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