PNRR, allarme rosso per l’Italia | Cosa rischiamo

E’ allarme rosso per l’Italia. L’ormai famigerato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è a rischio: non passa giorno che L’Unione Europea non bacchetti il Belpaese per i ritardi e le inadempienze accumulate.

PNRR
Divario nord- sud. Foto Web Source

Il PNRR riuscirà a centrare l’obiettivo di ridurre il divario fra Nord e Sud? Dagli ultimi studi di settore parrebbe proprio di no, troppi i ritardi accumulati.

Lo Svimez lancia l’allarme

Lo Svimez (Associazione per lo Sviluppo dell’Industria nel Mezzogiorno) entra  a gamba tesa nella querelle relativa alla mancata attuazione delle misure previste dal PNRR: l’Italia è palesemente in ritardo, non sbroglia il bandolo della matassa, e la lenta burocrazia dello Stivale rischia di complicare ulteriormente il cammino delle riforme richieste dall’Europa. Alcuni esempi? La situazione delle scuole e degli asili nido, specialmente nel Sud della penisola, è drammatica: posti pochi, domanda tanta, burocrazia ed amministrazioni in perenne affanno, e non sembra che vi possano essere sviluppi positivi a breve termine.

La fotografia sbiadita

Lo studio, molto accurato, fornisce difatti un’ istantanea della capacità del PNRR di incrementare un riequilibrio tra aree disomogenee del nostro Paese: il Nord ed il Sud difatti sono ormai due emisferi economicamente distanti, posti su piani non comunicanti. “La relazione del Governo è chiara nel destinare il 40% delle risorse del PNRR al Mezzogiorno” – sottolinea Luca Bianchi, direttore Svimez – “ma allo stato attuale è un dato meramente astratto”. Troppi i ritardi accumulati sulla tabella di marcia: l’impressione degli analisti più attenti è che non si riuscirà a mantenere la quota fissata. Lo studio si basa su una serie di ipotesi governative mediamente ottimistiche, col rischio concreto che non si raggiunga il tetto del 40%, lasciando al Sud le briciole ed una coperta sempre più corta, col pericolo di scoprire ulteriormente un tessuto economico già sfibrato e sfilacciato di suo.

Mezzogiorno di fuoco

Per il Sud, dove le risorse sono poche e le prospettive di rilancio sempre in bilico, senza un concreto aiuto, una iniezione di soldi e fiducia, sarà difficle risalire la china economica. Nelle regioni al di sotto del Tevere, il Mezzogiorno del nostro scontento, tutti gli indicatori di sviluppo (scuola, edilizia, investimenti, impresa privata, burocrazia, ritardi P.A. etc.)  registrano valori alterati e criticità sensibilmente più elevate rispetto al Centro-Nord, seppur con con alcune differenze interne alle stesse macro-aree. Gli 11 miliardi circa previsti per la Next Generation Ue sono forse  l’ultima vera occasione per correre ai ripari, ma occorre sbrigarsi, il tempo è agli sgoccioli: ripensare gli investimenti, sempre che ci sia ancora tempo, per un Sud che altrimenti rischia di restare definitivamente  indietro.