Calcio, non solo Fair Play | Storia di violenze e abusi

Per una volta non parliamo del mancato fair play in campo, ma dei numerosi casi di violenze sessuali, presunte o reali, che coinvolgono calciatori professionisti.

Calcio
Dani Alves

Il caso più eclatante è di sicuro quello che coinvolge Dani Alves, calciatore internazionale con un palmares d’eccezione: accusato di violenza sessuale aggravata, è stato rinviato a giudizio e rischia una condanna ad un massimo di 10 anni di carcere.

La squadra dei (presunti) orrori

La colpevolezza di un individuo la si determina all’esito del grado finale di giudizio: questo è pacifico (o dovrebbe esserlo); eppure è ben possibile creare una intera squadra a 11, con tutti i calciatori accusati di violenza sessuale, aggiungendovi anche riserve e finanche l’allenatore. Tra i pali ci mettiamo l’israeliano Boris Kleiman, che in un locale avvicinò una minorenne belga approfittando del fatto che la ragazza fosse ubriaca, spingendola ad un rapporto sessuale: solo l’intervento dei compagni di squadra del portiere, scongiurò la consumazione della violenza.

Al centro del campo troviamo poi un campione del mondo, l’argentino Thiago Almada: presunto stupro durante una festa, commesso in concorso col collega Miguel Brizuela e l’apporto significativo dell’unico arrestato e detenuto, l’allenatore Juan Jose Acuna.

Di punta, il celebre Robinho, già condannato per violenza in una discoteca da Milano, assieme a quattro complici, non ancora estradato dal Brasile. Poi abbiamo alcuni “figli di”: Manolo Portanova, poi Apolloni e Lucarelli; per non parlare del blocco della Virtus Verona (Casarotto, Manfrin, Merci, Onescu, Visentin), coi calciatori accusati di violenza di gruppo. E in panchina? Si accomoda il Mr. Bruce Mwape, tecnico della nazionale femminile dello Zambia, appena deferito alla Fifa per molestie verso le sue ragazze.

Società nel pallone

Uno dei problemi da sottolineare, a parte la gravità delle accuse, è la mancanza di una condotta univoca da parte delle società che tesserano questi atleti: le federazioni si rimettono, in attesa dell’ultima parola in giudizio, alla loro discrezione nonchè presunta sensibilità. E molto spesso le società si dimostrano poco “sensibili”: “La materia non è di nostra competenza”, si sente sovente rispondere chi pone la scottante domanda, se non sia il caso di sospendere in via cautelare i tesserati coinvolti.

Così c’è chi sospende il giocatore, come il Cittadella (che lo fece subito con Casarotto, poi con Visentin) e chi no, come la Virtus Verona (che mantenne in organico Manfrin). Ma al di là delle sentenze, che cosa ci dice in termini universali il caso Dani Alves? Cosa ci dicono tutti gli altri episodi (singoli o di gruppo) di violenze presunte o effettive, perpetrate da giovani uomini straricchi e famosi?

Manolo Portanova – Photo web source

Colpevoli o innocenti?

Senza gettare la croce sull’intera categoria, colpevolizzando il genus “calciatore” in toto, è pur vero che, se tre indizi fanno una prova, cosa dimostrano molteplici vicende tutte simili tra loro? Che probabilmente ci sono troppe circostanze che la legge, ed i singoli (tra cui ricadono anche i calciatori) dovrebbero considerare quale limite assolutamente invalicabile, dove la discrezionalità non trova ricetto alcuno: quando una donna, in condizioni di massima lucidità ovvero di minorata difesa, pone il veto (oppure non è in grado nel frangente di opporsi ad alcunchè), nessun uomo (ricco, povero, anonimo o famoso che sia ) ha il diritto di decidere per lei. Mai.