Ad ognuno la sua ricetta | Ecco cosa preparare per il 2 novembre

Il culto dei morti si celebra anche a tavola! Ogni regione ha le sue tradizioni che affondano le radici nella storia. Oggi ve ne proponiamo tre esempi.

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E’ una delle tradizioni più antiche nella storia dell’umanità e tutte le civiltà che si sono susseguite nel corso dei secoli hanno associato il cibo al culto dei morti.

Il culto dei morti

Ogni popolo in ogni tempo ha sviluppato un rapporto assai particolare col tema della morte. Era per tutti inevitabile porsi il problema della fine della vita e del dopo vita. E se è vero, come è vero, che alla sepoltura con tutti i crismi, sia etici che sanitari, ci siamo arrivati tutti, in ogni parte del mondo, molto presto è altrettanto vero che ogni civiltà ha sviluppato un culto dei morti. Ci sono popolazioni, specie alcune africane, che dei morti hanno una paura enorme, altre, come quelle del Sudamerica, che coi morti hanno un rapporto amicale ed affettuoso. E in Italia? Che rapporto abbiamo coi defunti?

Odi et amo

In Italia, mediamente, il rapporto che si ha con i defunti è riassumibile con l’incipit del celeberrimo carme di Catullo: Odi et amo. In alcune regioni i morti si rispettano per timore reverenziale e per evitare ritorsioni e dispetti da parte dei trapassati in altre vi è un vero e proprio rapporto d’affetto che non solo non finisce mai ma che si tramanda alle generazioni future. In ogni caso in Italia ci sono dei cibi che da tradizione si preparano e si consumano proprio durante la ricorrenza dei morti. Non è una cosa nuova: da sempre si associa il culto dei morti al cibo. Molteplici le cause: i morti vanno in generale rispettati perché inimicarseli può essere molto pericoloso.

Decorazione autunnale. Foto Web Source

Disturbare o mancare di rispetto ai morti può portare gravi sciagure. Ecco quindi che, per ingraziarseli, gli si porta del cibo. Ma c’è anche un altro motivo che induce i vivi a portare cibo sulle tombe dei defunti, ed è un motivo dolcissimo: si presuppone che il passaggio dalla vita alla morte possa essere un po’ traumatico e triste per chi lo deve affrontare. Ed ecco quindi che per rendere più dolce il viaggio i vivi portano dolci e leccornie varie ai morti. Ma quali cibi si portavano un tempo ai morti ed oggi si preparano e si mangiano ogni 2 novembre?

Campania

In Campania, ad esempio, c’è la tradizione del Murticiello ovvero del torrone dei morti. Il suo nome trae origine dal fatto che, anni fa, i bambini il 2 novembre erano soliti portare dolci e torroni sulle tombe dei defunti per rendere più dolce il passaggio dalla vita alla morte.

Torrone dei morti.

Il nome torrone potrebbe trarre un po’ in inganno perché il Murticiello è piuttosto una specie di cremino. Un cioccolatino gigante costituito da un involucro di cioccolato duro (nella ricetta originale è fondente ma nel corso degli anni sono nate infinite variazioni sul tema) ripieno di una crema al cioccolato compatta ma non dura e di una parte che, oggi, si definirebbe crunchy: nocciole, mandorle, riso soffiato.

Emilia Romagna

Anche in Emilia Romagna la tradizione vuole che si preparino dei dolci nella ricorrenza dei Morti. Si tratta di piccoli biscottini alle mandorle che per la forma ricordano le fave e che per questo si chiamano fave dei morti o ossa dei morti. Il bello di questa ricetta è che si prepara in pochissimo tempo e con pochissimi ingredienti. Bastano farina di mandorle, farina 00, burro e uova. Teoricamente si potrebbero conservare anche per un paio di settimane, ma in genere finiscono appena li si porta in tavola!

Fave dei morti. Foto Web Source

Lombardia

Anche la Lombardia ha il suo dolce dei morti: il pan dei morti una sorta di biscottone gustoso e friabile. Ma un’altra ricetta interessante è la zuppa di ceci per i poveri morti. Ogni zona ne ha una sua versione, una delle più complete comprende anche cotiche, zampette e musetti di maiale.

Ceci coi quali si prepara la zuppa dei poveri morti. Foto Web Source