Calcio 3.0, quando la noia è spettacolare

Viviamo immersi nel mondo dell’informazione e dei Big Data, ed anche il calcio ne è pervaso alla radice, ormai.

Il mondo del pallone ha difatti imparato a considerarsi un esercizio intellettuale oltre che fisico ed atletico: da qui l’ossessiva ricerca di informazioni ed analisi dei dati, col rischio che la troppa conoscenza ne uccida lo spirito.

Troppi dati, poco circenses

La deriva dai dati a tutti i costi forse sta portando il pianeta Eupalla ad una sorta di stallo: la troppa conoscenza sta logorando l’imprevedibilità del gioco: e non è detto che sia un bene, per un’economia basta sul divertimento del pubblico. Questa almeno è la tesi del New York Times, attraverso la penna di Rory Smith, che nella sua rubrica celebra la dipartita del cosiddetto “effetto sorpresa”.  Il calcio è difatti ormai “pressurizzato”, con le squadre che studiano costantemente gli avversari, analizzandone statistiche, skills e giocate: le partite adesso generano una mole impressionante di dati, che gli analisti esaminano e trasferiscono ai calciatori.

Tradotto significa che le squadre sono preparate alla gara, non solo dal punto di vista fisico, ma soprattutto mentale e strategico: certo la differenza di valore tecnico persiste sempre, ma anche le piccole squadre possono ingabbiare i campioni, sapendo come e quando attivano (di media) le loro skills.

Eccezioni alla regola

Le eccezioni sono poche, si contano sulle dita della mano e resistono altrettanto poco: il tempo di studiarle e il gioco è (s)fatto. È un discorso che potrebbe essere applicato alla parabola partenopea della (ex) squadra di Spalletti, campione d’Italia in carica, già dispersa nel refolo d’una classifica altalenate, e che già nella primavera scorsa aveva un esaurito la sua forza esplosiva e dirompente. “È difficile sopravvalutare quanto il calcio sia cambiato negli ultimi 30 anni”, scrive il New York Times,” È più veloce, più in forma, più tecnico e più tatticamente sofisticato di quanto non sia mai stato. Allo stesso tempo un colosso, un leviatano e un egemone”.

Il punto è che il calcio conosce molto di più su se stesso, rispetto al passato: è arrivato a comprendere i suoi meccanismi interni, i suoi ritmi e le sue complicazioni, esponendosi ad un’analisi intellettiva, non soltanto più atletica.

Tv e calcio
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Unico imperativo: divertire

Nell’era della massima informazione, ogni squadra professionistica è incentivata a sfruttare tutti i vantaggi strategici possibili: l’analisi dei dati è certamente una costante del “nuovo” calcio 3.0. Il problema, però, è che il calcio, come lo sport in generale, ha un imperativo categorico cui sottostare:  deve divertire il pubblico. L’ economia ed il marketing del calcio si basano sull’idea che le persone sganceranno quattrini per assistere alle partite, tramite biglietti a prezzi stellari o pacchetti di abbonamento a prezzi esorbitanti: in cambio, i tifosi-consumatori vogliono assistere ad uno spettacolo avvincente, coinvolgente ed assolutamente divertente.

Questo tacito patto con lo spettatore è sempre più difficile da mantenere: perchè nel calcio tutti, dai dirigenti ai giocatori, agli allenatori, agli analisti, sono pagati per un’unica finalità: vincere a più non posso. Se non vincono, i nostri beniamini tendono a non essere più pagati bene, ad esser esonerati, licenziati e buttati via: questa è la metrica delle prestazioni, ed è l’unica che conta per gli addetti ai lavori; che i tifosi-consumatori trovino (o meno) lo spettacolo divertente, non conta per la tasca, è del tutto secondario.

Il nuovo trend calcistico è una lunga serie di partite strategiche, dove per 90 e passa minuti, due squadre (che difficilmente possono sorprendersi a vicenda) sanno esattamente cosa sta cercando di fare l’avversario e dunque tenteranno in tutti i modi di identificare un punto debole, progettando una vulnerabilità: risulta dunque vincitore chi per primo riesce a creare un fattore di disequilibro. Di questo passo la strategia sarà salva, ad un prezzo sempre più elevato, però: quello di annoiare a morte lo spettatore-contribuente.