L’imbarazzante mediocrità del cinema italiano

Lunghi spot per favorire il turismo, opere mediocri girate male e recitate peggio. Il cinema italiano non sta certamente vivendo il suo periodo migliore.

Cinema Italiano

Guardando un film avete mai avuto l’impressione che questo sia stato realizzato solo ed esclusivamente per usufruire di vari fondi e finanziamenti? Beh, non siete lontani dalla verità.

Artisti 7607 vs Netflix

Partiamo da un fatto di cronaca: il collettivo indipendente Artisti 7607 ha recentemente agito legalmente contro Netflix a causa dei ridicoli compensi corrisposti agli attori. La denuncia è giusta, lungi da noi affermare il contrario, ma questa vicenda ha suscitato in noi una riflessione sul livello qualitativo (SPOILER: bassissimo) del cinema italiano degli ultimi anni.

Le Film Commission Italiane

In un interessante articolo pubblicato lo scorso anno sul sito dell’Espresso, il giornalista Gianfrancesco Turano spiega in maniera semplice e chiara cosa c’è dietro l’industria cinematografica italiana. O meglio chi c’è dietro.

Stiamo parlando delle Film Commission. Si tratta di fondazioni affidate alle giunte regionali. Detta in soldoni sono le regioni ad elargire i finanziamenti. A volte sono di poche migliaia di euro altre più consistenti. Non esiste una cifra fissa e ogni regione può scegliere in autonomia come, quanto e a chi elargire soldi.

Già da queste poche informazioni avrete sicuramente capito due cose: il perché molti di questi film sembrino più spot pro turismo che non dei veri e propri lungometraggi e il perché vengano finanziati progetti a volte imbarazzanti.

Ovvio, le eccezioni esistono: Nostalgia e Qui rido io, entrambi di Mario Martone ed entrambi finanziati (anche) coi soldi della Film Commission Campania sono due esempi virtuosi, due piccoli gioiellini che però sono offuscati dal diffuso piattume delle altre opere finanziate.

Ma del resto spesso a capo di queste Fondazioni ci sono persone che col cinema non hanno nulla a che fare. Mettiamola così: in Italia siamo bravi in molte cose ma, quando si tratta di scegliere chi piazzare in posizioni apicali non riusciamo quasi mai ad usare il criterio della meritocrazia.

Lo stato di salute della settima arte

Tutta questa situazione si riversa, inevitabilmente, sulla qualità dei prodotti offerti. Tra cinepanettonicommedie no sense e performance attoriali alquanto imbarazzanti il cinema italiano soffre e il pubblico, ormai, se ne è accorto.

Un pubblico che, sì, negli ultimi anni è decisamente più incline al demenziale che al concettuale. Ma in una scala qualitativa dove allo zero c’è Troll 2 (film Horror che, secondo molti, sarebbe il film più brutto della storia del cinema) e a 100 Il Padrino (che, secondo Empire, sarebbe il film più bello della storia del cinema) il cinema italiano si colloca più vicino allo zero che al 100.

Certo ci sono lodevoli eccezioni e le abbiamo citate prima. Ma è indubbio che il livello sia basso.

Insomma il punto è: non per forza bisogna fare film brutti e demenziali. E in realtà non per forza bisogna girare dei film. O no?

 

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